Ferraris, Pietro Piciocchi affonda il progetto: «Stadio fragile, i rischi veri restano tutti sulle spalle del Comune»

Dopo la commissione consiliare sul futuro del Luigi Ferraris, Vince Genova torna all’attacco e sostiene che le risposte arrivate non abbiano sciolto nessuno dei nodi centrali. Nel mirino finiscono la tenuta finanziaria del piano, il peso dei rischi scaricati sul pubblico, il capitolo commerciale e una concessione che, secondo l’opposizione, finirebbe per penalizzare il patrimonio comunale

La commissione sullo stadio Luigi Ferraris, chiesta anche dal capogruppo di Vince Genova Pietro Piciocchi, si chiude senza rassicurazioni e anzi, nella lettura dell’opposizione, rafforza tutti i dubbi già emersi nelle scorse settimane. Il giudizio politico è netto: il progetto presentato da Genova Stadium Srl non avrebbe ancora quella solidità economica e contrattuale necessaria per far parlare di un’operazione davvero sostenibile, e le criticità sollevate dagli uffici comunali nella Conferenza dei servizi preliminare del 19 febbraio resterebbero ancora tutte sul tavolo.

È proprio da qui che parte l’attacco di Pietro Piciocchi, che accusa l’amministrazione di non avere spiegato in modo convincente come intenda superare le perplessità tecniche già verbalizzate dagli uffici. Nella sua lettura, il confronto in commissione non ha chiarito i punti fondamentali, ma ha anzi confermato un quadro fragile, nel quale il Comune rischierebbe di trovarsi esposto su più fronti senza adeguate garanzie.
Il primo nodo, secondo Vince Genova, è quello delle coperture finanziarie. Gli uffici della direzione Politiche contrattuali, viene ricordato, avrebbero definito ancora “generici e aleatori” i ricavi indicati nel piano. Il punto, per l’opposizione, è molto semplice: non è chiaro quale soggetto bancario sosterrà davvero l’operazione e mancherebbe ancora una lettera formale di impegno da parte di un istituto finanziatore. In altre parole, la tenuta economica del progetto sarebbe ancora troppo vaga per poter essere considerata consolidata.
A preoccupare è poi soprattutto il modo in cui, sempre secondo Pietro Piciocchi, verrebbero distribuiti i rischi. La bozza di convenzione, sostiene il capogruppo di Vince Genova, risulterebbe sbilanciata a sfavore della parte pubblica, con rischi ambientali, archeologici, geologici e perfino quelli legati all’aumento dei costi energetici che finirebbero in larga parte in capo al Comune di Genova. Un’impostazione che l’opposizione considera inaccettabile, perché trasformerebbe una riqualificazione privata in un’operazione con troppe incognite scaricate sulla collettività.
Altro capitolo molto contestato è quello della concessione. La proposta, così come viene descritta nella nota politica, prevede un diritto di superficie di 99 anni, con i primi 50 a titolo gratuito. Per Pietro Piciocchi questo significa una sostanziale rinuncia a valorizzare il patrimonio pubblico per un arco di tempo enorme, con entrate effettive per il Comune rinviate addirittura oltre il 2076. È su questo punto che l’opposizione usa i toni più duri, parlando apertamente del rischio che lo stadio venga di fatto regalato ai club senza un ritorno adeguato per l’ente.
Resta poi aperta la questione degli spazi commerciali, che continua ad animare il confronto politico. Nonostante le rassicurazioni arrivate da Palazzo Tursi, Vince Genova sostiene che il Documento di fattibilità e i rilievi tecnici confermino la presenza di oltre 10 mila metri quadrati di superfici a destinazione commerciale. E proprio qui, secondo Piciocchi, il quadro resterebbe ancora troppo opaco, perché non sarebbe chiaro come questi spazi verranno sviluppati e quale equilibrio verrà garantito rispetto al tessuto urbano e alle promesse iniziali di un intervento più contenuto.
A complicare ancora di più il quadro c’è poi, secondo la nota diffusa dal gruppo, un ulteriore punto economico: mancherebbero 19 milioni di euro e non sarebbe stato chiarito chi dovrebbe farsene carico. Anche questo elemento viene usato dall’opposizione per sostenere che il Piano economico finanziario sia ancora troppo debole e privo di quelle simulazioni sugli scenari avversi che sarebbero necessarie per testarne davvero la resistenza.
La richiesta politica che arriva da Pietro Piciocchi è quindi quella di alzare il livello delle garanzie già nella fase del Progetto di fattibilità tecnico-economica. In particolare, Vince Genova chiede studi sui ricavi certificati da soggetti terzi e fideiussioni reali, così da evitare che la riqualificazione del Ferraris e di Villa Musso Piantelli si trasformi in un peso eccessivo per la città.
Il senso dell’affondo finale del capogruppo è chiaro: senza correttivi, senza coperture più solide e senza una diversa distribuzione dei rischi, il progetto dello stadio rischia di restare, nella sua lettura, un’operazione sbilanciata, fragile e troppo onerosa per il Comune. E proprio per questo Pietro Piciocchi prova ora a riportare il confronto su un terreno più tecnico e patrimoniale, nel tentativo di dimostrare che dietro la promessa della riqualificazione restano ancora troppe domande senza risposta.
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